I Grifoni – Ascoli Satriano

I Grifoni – Ascoli Satriano

Il “TRAPEZOPHOROS” con GRIFONI e CERVA (325 – 300 a.C.) è parte integrante del corredo funerario di una tomba macedone, e unico esempio di gruppo marmoreo, la cui qualità e la cui decorazione pittorica sono state risparmiate dal tempo e dalle odissee che l’hanno caratterizzato in tutti questi secoli. La straordinaria scultura, che rappresenta il sostegno di una tavola rituale, è alta 95 cm. e lunga 148 cm., è costituita da una coppia di “GRIFI” con il corpo di leone e la testa di drago con cresta sul capo di un colore rosso porpora ed ali azzurre spiegate verso l’alto, e sono in azione di caccia mentre bloccano a terra con gli artigli una cerva che emerge col muso, distesa per terra con le zampe anteriori piegate e quelle posteriori del tutto stese.

A questi oggetti di età daunia si aggiunge una pregevole statua raffigurante Apollo di età romana (II d.C.), anch’essa trafugata da una villa romana del territorio di Ascoli Satriano.

La storia di questo straordinario ritrovamento.

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Negli anni ‘70 (forse tra il 1976 e 1977) furono effettuati scavi clandestini da tombaroli locali nella zona di Ascoli Satriano.

I reperti furono subito smembrati con una sega. Alcuni di essi, frammentari, furono sequestrati dalla Guardia di Finanza e conservati in casse nei magazzini della Soprintendenza a Foggia, dove se ne persero le tracce, in attesa del processo. Altri pezzi, i più pregiati, il trapezophoros e il podanipter, furono venduti dai tombaroli ad un famoso mercante d’arte, Giacomo Medici. I pezzi finirono, quindi, per il tramite di un noto trafficante internazionale, Robin Symes, nella collezione di Maurice Tempelsman, magnate di miniere e mercante di diamanti belga-americano.

Successivamente, sempre con l’intermediazione di Symes, i due straordinari oggetti del IV sec. a.C., pagati rispettivamente $5,5 e $2,2 milioni di dollari, furono venduti, insieme alla statua di Apollo (pagato $2,5 milioni di dollari) al J. Paul Getty Museum di Malibù in California.

Il curatore della sezione di arte antica del Getty Museum, Arthur Houghton, venne a conoscenza nel 1985 della provenienza illegale degli oggetti acquistati da Tempelsman dallo stesso Medici, che dichiarò di aver acquistato nel 1976 o 1977 i pezzi e di averli venduti a due trafficanti internazionali: il podanipter a Robert Hecht, il trapezophoros e l’Apollo a Robin Symes. Houghton, inoltre aveva appreso da Hecht che il luogo di provenienza era Orta Nova, base dei tombaroli.

Intanto uno dei tombaroli, Savino Berardi, gravemente ammalato, poco prima di morire, nel 2002, indicò ai marescialli dei Carabinieri Salvatore Morando e Roberto Lai il sito di provenienza nel territorio di Ascoli Satriano, e, chiedendo ai militari di riportare i Grifoni in Italia, li informò dell'esistenza di altro materiale che gli fu sequestrato all'epoca.

I carabinieri allora avviarono una complessa indagine negli archivi della ex Pretura di Orta Nova, le cui competenze erano nel frattempo state trasferite a quella di Cerignola. Tra faldoni ormai destinati al macero, trovarono i documenti risalenti al 1978 e, quindi, mediante uno ‘scavo’ nei magazzini della Soprintendenza a Foggia, riscoprirono una cassa di materiali sequestrati, a nome Berardi, con 19 pezzi di marmo.

È il 5 maggio 2006.

A questo punto le due vicende tornano ad intrecciarsi: nell’ambito di un processo per commercio illegale di reperti archeologici contro il trafficante Robert Hecht e l’archeologa Marion True, che nel 1986 aveva sostituito Houghton come curatrice dell’arte antica al Getty Museum. Angelo Bottini (allora Soprintendente Archeologo di Roma) riconosce l’alta qualità dei reperti ritrovati dai Carabinieri e stabilisce un collegamento con gli oggetti acquistati dal Getty Museum.

Dopo lunghe trattative condotte dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, a 22 anni dall’acquisto effettuato nel 1985, i reperti sono stati restituiti all’Italia il 1° agosto del 2007. Nel giugno 2010 il Ministero ha autorizzato il ‘ritorno a casa’ di questi straordinari oggetti.

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